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Acufene e Covid-19: un’accoppiata pericolosa

Il suicidio di Kent Taylor fondatore e amministratore delegato della catena di ristoranti Texas Roadhouse ha acceso i riflettori su una possibile relazione tra Covid-19 e acufene, il fischio fantasma percepito nelle orecchie o nella testa. Guarito dalla malattia, Taylor ha sofferto di numerosi sintomi, tra cui un acufene insopportabile, a detta dei suoi familiari.

Se l’acufene sia una conseguenza del Covid-19 è ancora del tutto da verificare. Né l’Organizzazione Mondiale della Sanità né i Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie negli Stati Uniti documentano un collegamento, anche se problemi al sistema uditivo sono conseguenze comuni di infezioni virali. È frequente infatti sperimentare un senso di ovattamento alle orecchie durante un banale raffreddore o un’influenza, sintomo che spesso scompare al termine della malattia.

L’acufene però compare nella lista degli effetti a lungo termine del Covid-19 pubblicata dal Servizio Sanitario Nazionale del Regno Unito insieme all’affaticamento, la mancanza di respiro, le vertigini e altri sintomi. Anche alcuni recenti studi hanno accennato a un potenziale collegamento.

Acufene e Covid-19: gli studi

Uno studio pubblicato a novembre 2020 e condotto in Inghilterra dall’Anglia Ruskin University con il supporto della British Tinnitus Association e della American Tinnitus Association, ha riferito che l’acufene si era aggravato significativamente nel 40% dei pazienti che avevano contratto l’infezione. Sono state intervistate 3.103 persone in 48 differenti paesi, la maggior parte dei quali statunitensi e inglesi.

“Sono molti i virus che hanno un effetto sulle orecchie, tra cui morbillo, parotite e rosolia”, ha detto la dottoressa Eldre Beukes, audiologo presso l’Anglia Ruskin University che ha condotto lo studio. “Potrebbe anche essere possibile che i farmaci presi per combattere il Covid peggiorino l’acufene. Inoltre è ben noto il legame tra acufene e stress”.

Diversi sono infatti i fattori che hanno aumentato lo stress in periodo di pandemia, per tutti e non solo per i pazienti affetti da acufene. Tra questi la paura di contrarre l’infezione, l’incertezza per il futuro, il distanziamento e l’impossibilità di frequentare amici e parenti, l’allontanamento dai propri affetti, l’isolamento e la solitudine. Anche la didattica a distanza ha aumentato i livelli di stress, così come un maggiore consumo di caffè e alcol, ha aggiunto la dottoressa Beukes.

Solo sette persone nello studio hanno riferito che non avevano mai percepito l’acufene. Questo si è presentato per la prima volta solo dopo il Covid-19. Poco più della metà delle persone con acufene ha detto invece che la malattia aveva lasciato il loro sintomo invariato.

Curiosamente, il 6% ha riferito una diminuzione dall’acufene dopo aver contratto la malattia. La dottoressa Beukes ipotizza che per queste persone essersi trovate in pericolo di vita ha avuto l’effetto di riformulare l’importanza dell’acufene.

Uno studio più recente pubblicato lo scorso 22 marzo sul Journal of International Audiology che ha confrontato quasi 60 studi scientifici ha evidenziato che il 15% degli adulti con Covid-19 ha riportato la presenza di acufene. Questo dovrebbe riferirsi sia a una nuova comparsa, sia al peggioramento di una condizione preesistente.

Nonostante la numerosità di dati analizzati nella ricerca, c’è una scarsità di studi di qualità per poter validare la bontà dei risultati. Sono necessari ulteriori approfondimenti per capire con quale frequenza e intensità si manifesta l’acufene quale conseguenza del Covid-19.

“Anche presso la nostra Tinnitus Clinic di Milano abbiamo notato un aumento degli acufeni già dopo il primo lockdown” riferisce il responsabile della struttura ing. Luca Del Bo, “non è chiaro però se la responsabilità sia dell’agente virale oppure attribuibile all’isolamento sociale e allo stress.”


Foto di copertina: prostooleh – www.freepik.com



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