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Camera iperbarica: l’ossigeno che può vincere l’acufene

La camera iperbarica è un apparato utilizzato in medicina per la somministrazione di terapie a base di alte concentrazioni di ossigeno.

All’interno del macchinario vengono infatti ricreate condizioni di pressione superiori rispetto a quella atmosferica, fino a 2 volte quella presente a livello del mare, esponendo il paziente a miscele di gas, in particolare ossigeno, o aria compressa ricca di ossigeno.

Si chiama “camera” perché ha le dimensioni di una piccola stanza. In realtà ne esistono modelli diversi: dalla grandezza di una capsula, in cui un individuo può entrare solo da sdraiato, a quelle multiple, che sembrano piccole cabine di aerei con qualche fila di posti a sedere e lo spazio di manovra di uno o due medici lungo il corridoio.

L’aria che respiriamo, in condizioni di pressione atmosferica normali, è composta per il 20,9% di ossigeno, per il 78,08% di azoto e per la rimanente percentuale di altri gas e pulviscolo.

Quasi tutto l’ossigeno inspirato si lega all’emoglobina, mentre una parte si discioglie nel plasma. Più aumenta la pressione alla quale viene inalata l’aria, più i volumi di ossigeno disciolti nel plasma aumentano. L’02 contenuto nei tessuti sarà quindi maggiore, apportando svariati benefici.

Lo scopo dell’ossigenoterapia consiste nell’aumentare la pressione parziale dell’ossigeno nelle arterie riducendola invece nelle vene. In questo modo, è possibile contrastare l’assenza acuta o cronica di ossigeno, che altrimenti può comportare innanzitutto l’ingrossamento eccessivo delle cellule, il restringimento dei vasi sanguigni e infine, la morte cellulare.

Perché è così efficace?

L’aumento dell’ossigeno tissutale giova al corpo umano in diversi modi:

  • inibisce o uccide i batteri stimolando l’attività dei leucociti;
  • crea un ambiente sfavorevole per i batteri anerobi (capaci di sopravvivere solo in ambienti scarsi di ossigeno) evitando l’estendersi dell’infezione;
  • aumenta l’afflusso di sangue dei tessuti mal irrorati e favorisce la rivascolarizzazione;
  • favorisce la produzione di collagene;
  • stimola la risposta immunitaria;
  • ha proprietà antinfiammatorie per via della vasocostrizione che induce;
  • accelera il processo di riparazione delle lesioni legamentose, ossee, articolari o muscolari;
  • accelera la cicatrizzazione, specie di lesioni diabetiche.

Quando si utilizza?

L’ossigenoterapia è indicata per la cura di numerosi tipi di patologie e condizioni, acute e croniche. Negli ultimi 50 anni è stata studiata l’applicazione di tale tecnica anche in campo otorinolaringoiatrico con l’evidenza di ottimi risultati nella cura di svariate patologie. L’applicazione terapeutica dell’ossigenoterapia iperbarica in otorinolaringoiatria avviene soprattutto nei casi di:

  • Riduzione dell’udito e/o presenza di acufene
  • Disturbi dell’equilibrio acuti e cronici
  • Malattia di Meniere
  • Otite esterna maligna
  • Ipoacusia improvvisa
  • Malattie da decompressione otovestibolari

Come funziona la camera di decompressione?

Lo svolgimento di una seduta di camera iperbarica è costantemente monitorato da uno specialista e sorvegliato dai tecnici addetti. Spesso il personale medico o sanitario si trova all’interno della camera stessa, in modo da poter intervenire tempestivamente in caso di necessità.

La permanenza all’interno del macchinario è solitamente piacevole e si svolge senza problemi: si può addirittura leggere o scrivere! Il paziente viene invitato a rilassarsi e a respirare normalmente, mentre la pressione dell’aria viene controllata secondo tabelle ben precise.

Quanto dura il trattamento?

A secondo del problema da trattare, le sedute di camera iperbarica possono essere più o meno lunghe, per periodi abbastanza brevi: in media una singola seduta dura intorno alle 2 ore. I cicli di sedute non durano, di solito, più di qualche mese, occorrono infatti da un minimo di 10 fino a un massimo di 18 sedute per riuscire a ottenere un effetto duraturo nelle malattie croniche. In quelle acute, come la riduzione dell’udito, è possibile ottenere l’effetto desiderato anche con un numero inferiore di incontri.

Dà fastidio il trattamento iperbarico?

L’unico fastidio che può insorgere durante la somministrazione dell’ossigeno è quello di sentire il classico “orecchio tappato”, sensazione che svanisce sbadigliando o deglutendo. A volte si possono percepire brividi di freddo o accessi di calore a seconda della concentrazione di ossigeno che modifica la temperatura dell’aria.

Quali sono le controindicazioni?

Alcune patologie pregresse, come per esempio pneumotorace o broncopolmonite severa, o terapie farmacologiche, specialmente con disulfiram, doxorubicina o cisplatino, precludono l’utilizzo della terapia iperbarica.

Se ne sconsiglia inoltre l’uso anche in presenza di cardiopatie, febbre, enfisema, tumori e barotraumi dell’orecchio medio e per chi soffre di claustrofobia.

Chi prescrive la camera iperbarica?

L’ossigenoterapia iperbarica, o OTI, è paragonata a una terapia farmacologica, e quindi deve essere necessariamente un medico a prescriverla. Lo specialista otorinolaringoiatra o audiologo determinerà i tempi e i modi di somministrazione di tale cura sulla base della visita effettuata e della sintomatologia riferita dal paziente.

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