Tutto quello che vuoi sapere sul fischio nell’orecchio
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L’uso del cellulare può peggiorare l’acufene?

L’acufene (quella sensazione di ronzio o fischio nell’orecchio) è caratterizzato dalla percezione di un suono in assenza di un reale stimolo acustico, potrebbe essere definito una “allucinazione sonora”.

È una condizione che colpisce una buona fetta della popolazione, è difficile da trattare e la sua presenza è aumentata negli ultimi decenni. Mentre alcune persone riescono ad abituarsi alla sua presenza convivendo con essa altre ne sono gravemente infastidite, tanto da modificare la propria quotidianità con una compromissione generale della qualità di vita.

L’acufene è un disturbo la cui origine viene definita multifattoriale. Alla base del disturbo non si riconosce una singola causa, sarebbe invece il risultato di più meccanismi che interagendo tra loro danno origine al “fischio nell’orecchio”. I meccanismi che stanno alla base dell’acufene non sono stati ancora del tutto chiariti e sono ancora in corso studi che si pongono l’obiettivo di definire i fattori patologici e le diverse relazioni che intercorrono tra essi e che potrebbero essere responsabili dell’origine dell’acufene.

Mentre sono già stati accertate le relazioni tra l’acufene e le patologie dell’orecchio, le patologie retroauricolari (che interessano le vie nervose che conducono gli stimoli acustici dall’orecchio al cervello) e alcuni disturbi vascolari , ci sono numerosi altri fattori di rischio per lo sviluppo di acufene che devono invece essere accertati e definiti. Tra questi è stata evidenziata una aneddotica relazione tra l’uso del telefono cellulare e lo sviluppo di acufene, anche se ad oggi non esistono studi sistemici che accertino tale rapporto.

C’è una relazione tra udito e uso del cellulare?

Secondo alcuni studiosi l’uso del telefono cellulare esporrebbe le strutture uditive periferiche a un elevato livello di radiazioni elettromagnetiche. Le radiofrequenze e le onde elettromagnetiche penetrando nei tessuti esposti potrebbero causare potenziali danni biologici e genomici che potrebbero portare a disturbi di udito tra cui appunto la comparsa di acufene.

Un altro fattore dannoso è la stimolazione acustica ad alta intensità, il volume del cellulare, che spesso viene alzato per comprendere meglio l’interlocutore, specialmente in condizioni di rumore ambientale. Ciò può contribuire allo stress acustico a cui i nostri orecchi sono già sottoposti quotidianamente.

Uno studio dell’Institute of Environmental Health dell’Università di Vienna, pubblicato nel 2010 sulla rivista Occupational and Environmental Medicine afferma come l’uso del telefono cellulare protratto per più di 4 anni può, in alcuni casi, raddoppiare la possibilità di sviluppare acufene e problemi uditivi. Il team di ricerca ha arruolato 100 individui affetti da acufene e altrettanti individui sani e ha confrontato poi l’intensità di utilizzo del telefono cellulare tra i due gruppi in esame. Nell’ambito di tale studio gli esperti hanno evidenziato come la presenza di acufene fosse oltre il 70% più frequente trai soggetti che usavano il telefono cellulare per più di 10 minuti al giorno. I risultati di questo studio mostrarono dunque che un uso più intenso e per un lungo periodo di tempo del cellulare potrebbe essere associato ad una maggiore probabilità di sviluppare un acufene. È stata tuttavia evidenziata la necessità di ulteriori studi in merito al fine di chiarire al meglio tale relazione.

Sulla base di tali considerazioni è stato condotto uno studio pubblicato nel 2016 sulla rivista Brasilian Journal of Otorhinolaringology con l’obiettivo di analizzare le prove sulla possibile relazione tra esposizione ad onde elettromagnetiche, ipersensibilità a esse e comparsa o peggioramento dell’acufene. È stata condotta un’attenta revisione della letteratura e degli studi esistenti su tale argomento. È emerso come alcuni individui siano maggiormente sensibili alle radiazioni elettromagnetiche rispetto ad altri (condizione definita “ipersensibilità elettromagnetica”) sviluppando sintomi e problematiche connesse all’esposizione ad onde elettromagnetiche a livelli significativamente inferiori rispetto alla maggior parte della popolazione, tra cui la presenza di acufene. È tuttavia emerso come, nonostante la maggiore incidenza di acufene segnalata tra pazienti con ipersensibilità elettromagnetica, non sia possibile dimostrare un nesso associativo tra acufene e esposizione individuale al campo elettromagnetico, suggerendo che tale esposizione non sia direttamente responsabile dello sviluppo di acufene.

Nel 2019 è stato pubblicato un ulteriore importante studio clinico sulla rivista International Journal of Epidemiology, condotto in Finlandia e in Svezia, con lo scopo di valutare l’associazione tra la frequenza di utilizzo del telefono cellulare e la frequenza con cui si verificano cefalee, perdita di udito e acufeni. Tutti i soggetti sono stati seguiti dal team per 4 anni. I partecipanti che facevano un uso più intensivo del cellulare passando buona parte del tempo in chiamata mostravano un minimo ma suggestivo aumento della frequenza settimanale delle cefalee, incremento risultato maggiore per alcuni operatori telefonici, minimo per altri. La perdita di udito e la comparsa di acufene (o l’aggravamento di un acufene già presente) non hanno invece mostrato alcuna correlazione con il tempo e l’intensità di utilizzo del cellulare.

Conclusioni

I risultati pubblicati fino ad oggi sembrano nel complesso rassicuranti, ovviamente si tratta di studi epidemiologici, vale a dire studi condotti osservando ciò che è successo (o non è successo) a chi fa uso di cellulare, osservando gli individui presi in esame per un periodo limitato di tempo. Conferme o smentite si potranno avere solo tra molto tempo (secondo alcuni studiosi un periodo di osservazione ottimale è di circa 30 anni), ma anche in quel caso risulterà difficile ricostruire il tempo passato al cellulare e il tipo di uso che se ne è fatto. I risultati dei diversi studi condotti fino a oggi sono spesso controversi e alcuni di loro tendono a smentirsi vicendevolmente.

Non sappiamo dunque con certezza se e come il telefono cellulare sia responsabile della comparsa o del peggioramento di un acufene, ma si sta sempre più delineando il ruolo giocato dalle radiazioni elettromagnetiche sulla salute e pur non essendoci conferme circa il ruolo diretto di tali radiazioni sulla genesi dei disturbi uditivi sarebbe bene evitare un uso prolungato dei dispositivi di telefonia mobile e mettere in atto tutte le azioni consigliate al fine di ridurne gli effetti durante il loro utilizzo (soprattutto in considerazione del ruolo svolto da numerosissimi fattori, ancora non del tutto conosciuti, nell’origine dell’acufene): utilizzare sempre degli auricolari durante le telefonate, evitare di poggiare il telefono cellulare all’orecchio così da evitare il surriscaldamento dei tessuti a contatto con esso, evitare di tenere il cellulare sul cuscino o vicino la testa durante la notte anche se esso non viene direttamente utilizzato e soprattutto abbassare il volume della telefonata!


Foto di copertina: it.freepik.com



dott.ssa Chiara Amato

  dott.ssa Chiara Amato

  Specialista in Audiologia e Foniatria. Si è specializzata con la lode presso l’Università degli studi di Catania e durante il percorso di studi ha approfondito tale disciplina presso l’ospedale Cà Foncello di Treviso, afferente all’Università degli studi di Padova. Si occupa della diagnosi, della cura e della riabilitazione di patologie uditive e di disturbi del linguaggio e della deglutizione.



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