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L’acufene peggiora con l’aumentare della perdita dell’udito?

“I nostri risultati suggeriscono che c’è una debole relazione tra l’aumento della sordità e l’aumento del dell’acufene percepito”, scrivono Hashir Aazh e Richard Salvi, nel loro recente studio pubblicato sul Journal of the American Academy of Audiology che mostra solo una leggera associazione tra volume dell’acufene e perdita dell’udito.

Quando i pazienti chiedono a un audiologo o a un audioprotesista se il loro acufene peggiorerà man mano che la loro perdita dell’udito progredisce, quale risposta ricevono di solito? La maggior parte dei professionisti  rassicurerà il paziente dicendo loro che, sebbene sia possibile che ciò accada, generalmente non è un problema che hanno osservato nella loro pratica. Ora c’è un supporto scientifico per sostenere questa risposta.

Un articolo pubblicato nell’edizione di settembre 2019 del Journal of American Academy of Audiology di Hashir Aazh e Richard Salvi mostra che la relazione tra aumento della sordità e aumento dell’acufene è debole.

I ricercatori hanno esaminato un campione di 445 pazienti presso la clinica specialistica per la terapia dell’acufene e dell’iperacusia a Guildford, nel Regno Unito, esaminati con questionari audiologici. I pazienti sono stati osservati dal 2013 al 2016. Avevano un’età media di 54,4 anni, con una divisione uniforme tra uomini (49%) e donne (51%). I questionari soggettivi sottoposti ai pazienti includevano diversi test comunemente utilizzati per la valutazione dell’acufene, tra cui:

  • la scala visuo-analogica del dolore (VAS), strumento di misurazione delle caratteristiche soggettive del dolore
  • il Tinnitus Handicap Inventory (THI) questionario soggettivo per misurare il livello di disagio dell’acufene
  • il questionario sull’iperacusia (HQ)
  • la scala dell’ansia e della depressione ospedaliera (HADS)
  • l’indice di gravità dell’insonnia (ISI).

Nel campione analizzato:

  • il 12% aveva un handicap causato da acufene nullo
  • il 32% presentava un lieve handicap da acufene
  • il 24% un handicap moderato
  • il 33% un grave handicap da acufene

Sulla base dei risultati audiometrici per l’orecchio migliore:

  • il 66% dei pazienti con acufene non presentava perdita dell’udito
  • il 29% presentava una lieve perdita dell’udito
  • 5% aveva una perdita dell’udito moderata.

Per l’orecchio peggiore:

  • il 49% dei pazienti non presentava perdita dell’udito
  • il 36% aveva una perdita lieve;
  • il 13% aveva una perdita moderata;
  • lo 0,6% aveva una perdita uditiva grave;
  • lo 0,9% aveva una perdita uditiva profonda.

“La relazione tra aumento della sordità e aumento dell’acufene è molto debole e il modello lineare spiega che solo il 4% del campione analizzato rivela una variazione del volume dell’acufene, suggerendo che fattori diversi dalla gravità della perdita dell’udito possono contribuire la percezione dell’aumento del volume dell’acufene”, scrivono gli autori.

Tuttavia, sono state osservate correlazioni tra la gravità dell’acufene e le altre variabili misurate nei questionari. Questi includevano:

  • sulla base del punteggio del questionario sull’iperacusia (HQ), il 32% ha sperimentato iperacusia (insolita sensibilità ai rumori e avversione a suoni più forti) di cui il 4% diagnosticato ha riferito una  grave iperacusia.
  • sulla base del questionario sull’insonnia (ISI) il 31% non ha riferito insonnia, il 29,5% ha avuto insonnia lieve, mentre il 27,5% e il 12% hanno avuto insonnia moderata o grave rispettivamente.
  • il volume dell’acufene è più fortemente correlato con il disagio che l’acufene provoca nella vita quotidiana, rispetto alla perdita dell’udito.

Gli autori ipotizzano che la debole associazione tra perdita dell’udito e gravità dell’acufene potrebbe essere spiegata da un aumento dell’attività spontanea all’interno del sistema nervoso centrale (SNC) dopo un danno cocleare, come citato in altri studi. Tuttavia, gli autori notano anche che la debole correlazione “potrebbe essere dovuta al fatto che le misurazioni non catturano accuratamente alcune forme di patologia cocleare che possono scatenare l’acufene”. Ad esempio, è possibile che alcune forme di acufene possano derivare da cellule ciliate interne danneggiate o sinapsi afferenti, ma questi tipi di danni cocleari spesso non vengono rilevati in un audiogramma (ad es. sinaptopatia cocleare o “perdita dell’udito nascosta”).

I dottori Aazh e Salvi concludono: “I pazienti con acufene spesso chiedono se il volume del loro acufene aumenterà se l’udito peggiora. I nostri risultati suggeriscono che l’acufene probabilmente diventerà più forte, ma non di molto”. Lo studio però non includeva misure psicoacustiche del volume dell’acufene che potrebbero essere utili per ulteriori approfondimenti.


Gli autori dello studio:

  • Il dott. Aazh è a capo della Clinica per specialisti in terapia dell’acufene e dell’iperacusia presso il Royal Surrey County Hospital della Fondazione NHS Trust di Guildford, Regno Unito.
  • Il dott. Salvi è cofondatore e direttore del Center for Hearing and Seaness presso l’Università di Buffalo.

Fonte: hearingreview