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Acufene e ansia ai tempi del Coronavirus

Questo articolo è rivolto a coloro che soffrono per acufene, o con acufene. In particolare modo rivolge l’attenzione alla significativa componente, subentrata d’impatto, relativa al rischio globale di salute dovuto alla pandemia.

Abbiamo probabilmente già sentito parlare di pandemia, un fenomeno di malattia che si diffonde su scala mondiale. Lo abbiamo collocato fino a poche settimane fa lontano, nel tempo e nei luoghi: a Milano nel ‘600 raccontato anche da Manzoni nei Promessi sposi, il recente rischio ebola nel continente africano e il coronavirus in Cina. Nel momento in cui il fenomeno ha varcato le porte di casa le nostre percezioni e le nostre reazioni sono cambiate. Abbiamo sentito il pericolo serpeggiare e poi presentarsi vicino, il fiato sul collo. Così sono cambiati i nostri comportamenti, le nostre valutazioni di rischio, il senso del pericolo, ognuno secondo le proprie inclinazioni e secondo quanto siamo stati toccati più o meno direttamente da tale virus. Per la prima volta i mezzi di comunicazione si sono misurati questo tipo di argomento, affacciandosi con la loro infinita mole nel bene e nel male. La comunicazione arriva copiosa, il problema di arrivare nelle case per orientarsi nei comportamenti è presto risolto. Ora il problema è selezionare le notizie attendibili, saperle poi raccogliere nella misura utile. Una nuova competenza cui peraltro non eravamo mediamente ben abilitati già in precedenza. Ne deriva il rischio di inutili o persino dannose suggestioni.

Qui non vogliamo offrire soluzioni, tantomeno sul piano dell’argomento COVID-19, di cui persino i virologi sono al contemporaneo orientamento essendo la malattia da scoprire nel dettaglio dei suoi funzionamenti. E altresì non vogliamo offrire ricette di benessere con la pretesa rendano risolto e tantomeno festoso questo periodo. L’obiettivo è quello di offrirvi un contributo serio, basato su conoscenze relative ai vissuti emotivi e comportamentali, coniugando le nostre esperienze con persone con acufene.

Sono dai pazienti sovente note le correlazioni tra stress ed acufene. Già in un lavoro di alcuni anni fa da noi pubblicato, e affiancandosi ad altre evidenze scientifiche, abbiamo rilevato in oltre un terzo delle persone con acufene un correlato di ansia significativa, nonché correlazioni con sintomatologia depressiva. E si aggiunge in direzione circolare che un incremento dell’ansia altera le percezioni, nel senso di amplificarle. Semplicemente, come sopportiamo in diversa misura le strilla di un vicino (di casa, in spiaggia, del coniuge, di un bambino al ristorante…) secondo il nostro stato emotivo (siamo arrabbiati o stiamo festeggiando la laurea del figlio, la sospirata pensione…), così accade spesso circa la percezione dell’acufene, con l’aggiunta delle peculiarità di una percezione interna.

Ne deriva che la gestione delle risposte ansiose è tema centrale in ambito acufene. La seconda premessa che indichiamo consiste nei fattori stressogeni peculiari di questo periodo: paura di ammalarsi, paura di morire di COVID 19, isolamento sociale, stretto contatto domestico h.24,  rinuncia ad abitudini, difficoltà di gestirne di nuove, noia piuttosto che verticale incremento di impegni nuovi o addirittura urgenti per esempio nelle professioni di salute.

La psicologia dell’emergenza ha esperienze relative alle dinamiche di tali fenomeni, che agiscono in maniera differente sui soggetti coinvolti (in funzione dell’età, delle patologie preesistenti, dell’essere vittima diretta o vicini alle vittime, di essere nel ruolo di soccorritori, di essere già psicologicamente in un periodo di equilibrio delicato) e in momenti diversi del fenomeno (attesa, fase acuta, post acuta, riadattamento a nuovi stili e freni per la ripresa di quelli precedenti). Questi adattamenti possono essere ben realizzati dai soggetti, oppure possono stentare fino a manifestarsi con quadri di sofferenza psicologica. I più diffusi posso essere casi di Disturbo Post Traumatico da Stress, Disturbo dell’Adattamento, esacerbazioni di sintomi caratteristici del Disturbo Ossessivo Compulsivo, dipendenza da notizie, Fobie Specifiche come quelle per le malattie o per lo sporco, per gli spazi aperti (Agorafobia) quando torneremo a potervi accedere con crescente libertà.

Beninteso, l’opinione è che l’acufene non sia fattore di rischio diretto da correlare con lo sviluppo dei disagi provocati da questa situazione di emergenza. Ma essendo una fattore potenziale di stress e quindi chiamando risorse perché sia gestito, l’arrivo di altri fattori stressogeni può rendere l’ammontare certamente più complesso e talvolta più oneroso. Ne deriva un’attenzione rimarcata sul piano dei metodi di gestione psicologica dell’acufene già regolarmente attivi e basati su evidenza di efficacia .

La gestione dei fattori peculiari del periodo

Riflettiamo sul fatto che il nostro cervello rimane rilassato se l’ambiente, interno o esterno, rimane in equilibrio (omeostasi). Per inciso, l’acufene può essere concepito anche come perturbatore di equilibrio, essendo questo identificato naturalmente come silenzio dei rumori interni e temporaneità di quelli esterni. Un fenomeno che turba l’equilibrio viene istintivamente rilevato, ci orientiamo per fronteggiarlo e risolverlo, e gioiamo riuscendoci piuttosto che rattristandoci fallendo nella soluzione, per poi rilassarci qualora perveniamo a una vera accettazione del cambiamento subito.

Ne deriva che una proficua gestione di questo periodo consiste nel mantenere il più possibile le abitudini precedenti: da quelle fisiologiche come i ritmi circadiani del sonno veglia e dell’alimentazione, a quelle apprese come orari di lavoro o di impegni domestici e di svago. Il cambiamento è certo e richiede adattamento. La quota del cambio di stile beneficia di capacità di accettazione, sagacia di cogliere l’opportunità di abbandonare abitudini tossiche mantenute anche per anni (dipendenza da lavoro, vortice dei ritmi che subivamo, povertà di socialità gratificante in sé piuttosto che strumentale ad obiettivi…), prontezza di attivarne di nuove.

Risultano opportune tra le novità da introdurre sia attività finalizzate, cioè nelle quali tappa dopo tappa si ottiene un risultato, sia attività contemplative, cioè dove la gratificazione risiede nel momento stesso in cui l’attività è in corso di svolgimento. Nell’ottica della Psicologia Positiva, da intendersi non come semplicistica gioia sempre e comunque, ma come capacità di cogliere l’attimo, l’opportunità di evoluzione e la capacità di accogliere le avversità, possiamo dedicare una quota dei nostri pensieri al versante che rappresenta i nostri cambiamenti in meglio, in ciò che facciamo e nella sensibilità che stiamo osservando mutare.

Saranno argomenti utili anche in futuro, per tornare formalmente come prima, ma nella sostanza migliorati.  È quanto succede successivamente alle crisi, in cui recitando da attori ci si guadagna l’evoluzione, certo con la consapevolezza del caro prezzo elargito, e col rispetto di chi ne ha elargito più di noi. Non sarà più scontato vedersi liberamente, progettare, essere in salute.


Autore:

Andrea Crocetti, Psicologo e Psicoterapeuta, Specialista in psicoterapia cognitivo e comportamentale. Collabora con Del Bo Tecnologia per l’ascolto occupandosi degli aspetti psicologici clinici delle persone con acufene. Sul tema ha pubblicato articoli scientifici presso riviste internazionali. Svolge attività di psicoterapia, è membro dell’Associazione Italiana Analisi e Modificazione del Comportamento e Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva, della Società Italiana di Psicologia Positiva. Docente a contratto Humanitas University.


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