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    al caso

    visita otorinolaringoiatra

La visita per acufene | Esami e diagnosi

La visita audiologica specialistica per chi soffre di acufene, comprende esami diagnostici specifici che consentono di identificarne le concause e di impostare un’efficace terapia. Gli esami per la diagnosi dell’acufene sono più approfonditi rispetto agli esami di norma utilizzati per la diagnosi di sordità.

La visita richiede la collaborazione di diverse figure professionali come il medico audiologo o otorinolaringoiatra, l’audiometrista che effettua gli esami, l’audioprotesista per l’applicazione dei dispositivi terapeutici, il medico neurologo per l’eventuale supporto farmacologico e lo psicologo. Inoltre possono essere coinvolte altre figure come il fisioterapista, il chiropratico, il medico gnatologo, il genetista e altri, secondo le esigenze. Tutti questi specialisti devono conoscere a fondo l’acufene e interagire sia in fase diagnostica che terapeutica con un approccio olistico, che prenda in considerazione l’individuo nel suo insieme. Tutti gli operatori contribuiscono a informare il paziente in merito alla finalità e allo svolgimento degli esami diagnostici e alle modalità e i tempi della terapia.

Esami audiometrici

Gli esami per la diagnosi dell’acufene sono differenti dai normali test audiometrici di ambito otorinolaringoiatrico. Lo scopo è investigare sulle cause dell’acufene e per questo le prove sono specifiche e focalizzate sul disturbo. Gli esami effettuati sono:

  • Audiometria tonale: misura le frequenze udibili da 125 a 16.000 Hertz.
  • Audiometria vocale: studia la distorsione o la mancanza di sensibilità della coclea nel silenzio e nel rumore.
  • Impedenzometria, ricerca la soglia del riflesso stapediale e analizza la funzionalità tubarica. Serve per studiare la funzionalità dell’orecchio medio, evidenziare eventuali sordità dovute a problemi al timpano o alla catena degli ossicini e analizzare la funzionalità della tuba
  • Acufenometria: misura oggettivamente la frequenza e l’intensità dell’acufene e la sua mascherabilità;
  • Prove di tollerabilità per pazienti sensibili ai rumori forti (iperacusia);
  • Otoemissioni acustiche ad alta definizione: consentono lo studio dell’efficienza delle cellule ciliate dell’orecchio interno con grande accuratezza.

Questionari e visita medica

Importanti per la formulazione di una corretta diagnosi è anche la compilazione di questionari che quantificano il disturbo soggettivo. I questionari vengono utilizzati nel corso della fase terapeutica per quantificare l’efficacia della terapia.

Poi il paziente viene visitato dal medico specialista che dedica tempo alla comprensione dello stato di salute e dei problemi in genere, in modo da inquadrare il problema in tutte le sue sfaccettature. In questa prima fase si effettua l’esame dell’orecchio esterno e del timpano tramite microscopio. Questa indagine permette di evidenziare patologie dell’orecchio medio o dell’orecchio esterno e consente l’eventuale rimozione di cerume. Particolare attenzione viene posta anche ai disturbi vertiginosi e a quelli correlati con la postura, alla dieta, alla malocclusione ai valori dei parametri fisiologici, alle abitudini di vita, al vissuto.

Ulteriori accertamenti diagnostici

Gli esami di base, su richiesta del medico, possono essere integrati da altri esami come:

  • ABR che è una sorta di “elettrocardiogramma” per verificare la funzionalità del nervo acustico;
  • Risonanza Magnetica: valuta la funzionalità delle via nervosa acustica per escludere la presenza di altre patologie neurologiche;
  • TAC per lo studio della morfologia dell’orecchio medio e interno;
  • Esami del sangue e dei livelli ormonali;
  • Esami della postura e gnatologici con eventuali radiografie;
  • Esami di intolleranze alimentari o allergie.

Terminata la fase degli esami che richiede in genere un’ora, si è in grado di formulare con buona precisione una ipotesi sulla causa che ha generato l’acufene e si può impostare la terapia più adeguata.