• Fischio nell’orecchio?

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Acufene, il suono fantasma nell’orecchio

Cos’è l’acufene

L’acufene è un rumore fastidioso, di tipo soggettivo che è udibile solo dalla persona che ne soffre. A volte intenso, si può percepire localizzato in uno o in entrambi gli orecchi, oppure genericamente all’interno della testa. L’acufene può esprimersi in molti modi:

  • un fischio sottile di frequenza acuta (es. pentola a pressione)
  • un ronzio e quindi più spostato verso le frequenze gravi (es. risacca del mare, ronzio elettrico)
  • un suono variabile e diffuso su tutte le frequenze dell’udibile (es. cinguettio, cicale, grilli, cigolio, friggitrice)
  • di suono pulsante come il cuore o intermittente come uno scatto meccanico.


L’intensità, pur essendo un parametro misurabile con prove audiometriche di acufenometria, è importante per il suo effetto soggettivo, cioè per il disturbo arrecato alla persona. Un acufene, definito dalle prove audiometriche di lieve intensità, può essere percepito come intollerabile e portare alla totale incapacità di svolgere le normali azioni della vita quotidiana.

L’acufene non è definibile come una specifica malattia, ma è un sintomo di malattie, non necessariamente a carico dell’orecchio o delle vie acustiche, anche se è stato dimostrato che, praticamente sempre, dietro all’acufene c’è un danno pur modestissimo all’orecchio interno.

Come funziona l’orecchio

La percezione cosciente del suono prende origine nella parte più nobile del cervello: la corteccia cerebrale, cioè sentiamo con il cervello.

I suoni provenienti dall’esterno giungono al timpano, una membrana posta nell’orecchio medio, che vibra alla percezione del suono. Le vibrazioni passano attraverso gli ossicini fino alla coclea. La coclea o chiocciola, posta nell’orecchio interno, trasforma l’impulso sonoro proveniente dal timpano in impulso nervoso che viaggia attraverso il nervo acustico sino al cervello. La coclea è costituita da migliaia di cellule nervose, le cellule ciliate, che hanno sulla sommità, minuscole ciglia sensibili alle vibrazioni sonore, collegate al nervo acustico. Il nervo acustico non si limita a trasportare i suoni al cervello ma, grazie ai nuclei sottocorticali, elabora i suoni stessi.

Il nervo acustico funziona a doppio senso: sia trasportando i suoni dalla periferia (orecchio) al centro (aree uditive del cervello) che inviando segnali di controllo e regolazione dal centro (cervello e nuclei nervosi) alla periferia (tecnicamente definito: sistema di controllo in feedback, o retroazione). Ciò ha l’importante scopo di ottimizzare il funzionamento dei centri periferici (orecchio e primi nuclei nervosi) migliorando le prestazioni di ascolto di voci e suoni.

È importante ricordare che:

  1. ciascun elemento (nucleo nervoso) del nervo acustico, dall’orecchio al cervello, funziona come un computer con propria capacità di elaborazione dei suoni;
  2. il funzionamento dei nuclei nervosi dipende da cosa succede nei centri che precedono, cioè un malfunzionamento della periferia può avere conseguenze sui centri superiori;
  3. come in una rete di computer tutti i centri uditivi (nuclei nervosi, coclea e cervello) lavorano scambiandosi di continuo informazioni e interagendo in modo molto sofisticato.

Per rendere ancora più sofisticato il processo di elaborazione dei suoni, l’organo dell’udito lavora in modalità crossmodale cioè con scambio interattivo di informazioni con gli altri sensi e con i centri motori.

Le cause dell’acufene

Una piccola variazione di funzionalità dell’orecchio può avere conseguenze, almeno temporanee, sull’intera catena delle vie uditive. Per esempio, a seguito di svariate cause (trauma acustico, età avanzata, infezioni virali, tossicità dei farmaci, sordità genetiche, ecc.), le cellule ciliate possono essere danneggiate, anche solo in piccola parte.

Anche un malfunzionamento di una ristretta zona di cellule ciliate può generare uno scompenso che si trasforma in acufene. Il sito che dà il via all’acufene è la coclea nella quale una sofferenza, anche lieve e transitoria, può dar luogo a una piccola lesione che può indurre uno sbilanciamento dei nuclei nervosi e quindi può causare l’insorgere dell’acufene.

L’acufene può essere causato dalle malattie più comuni dell’orecchio come infezioni virali o batteriche, otite, otosclerosi, timpanosclerosi, sordità genetiche, ecc. Altri piccoli malfunzionamenti come problemi di articolazione cervicale o temporomandibolare o di postura, problemi all’orecchio medio, problemi odontoiatrici si possono riflettere sul sistema uditivo creando scompensi e inducendo l’acufene.

Solo recentemente si stanno evidenziando gli effetti tossici per l’orecchio di un numero crescente di farmaci anche di uso comune. E, se non bastasse, molti ricercatori indicano composti chimici di uso comune negli alimenti come potenziali induttori o facilitatori di acufene.

Dall’esperienza clinica è possibile notare l’elevata frequenza con cui i pazienti riferiscono l’insorgere di acufene in concomitanza o posteriormente a un periodo di ansia o di stress o a forti emozioni. Inoltre l’orecchio può essere bersaglio di patologie autoimmuni che a volte si manifestano anche con acufene.

L’acufene è un disturbo multifattoriale

È importante riconoscere l’origine multifattoriale dell’acufene, cioè non solo l’orecchio è responsabile, ma l’intero organismo svolge un ruolo di primaria importanza nella genesi del disturbo. Inoltre, le cause di acufene spesso sono sfumate e differiscono da paziente a paziente. È questo il motivo per cui è impossibile una cura unica, valida per tutti i pazienti.

L’acufene è nel cervello


Se il suono dell’acufene è generato da uno sbilanciamento delle vie uditive con la collaborazione di alcune disfunzioni, il cervello è responsabile del suo mantenimento. Il nostro cervello infatti ha la capacità di adattarsi e modificarsi. Nel caso dell’acufene, i centri nervosi superiori sviluppano un’attenzione selettiva a questo suono e sembra che siano addirittura in grado di autogenerarlo facendolo udire anche se la causa di partenza è stata rimossa.

Per fortuna grazie alla plasticità cerebrale il cervello è anche in grado di riequilibrare gli scompensi. Ad esempio come mai sentiamo un rumore nuovo, come un frigorifero, un condizionatore, un orologio, solo nei primi giorni o ore? Semplicemente perché il cervello si abitua a considerare la sensazione come normale e la dimentica. In modo analogo è possibile riprogrammare le vie uditive ad abituarsi all’acufene fino a dimenticarsene. Grazie a una stimolazione esterna, si insegna al cervello a reagire, rigenerandosi a qualsiasi età.

Acufene e ansia

Il 92% di persone giovani e con udito perfetto, se poste in una stanza isolata acusticamente, ha modo di sentire suoni tipici dell’acufene. Ognuno di noi, nel silenzio, può rilevare, come suono, l’attività elettrica del cervello. Anche se alcune zone del sistema uditivo sono più attive di altre, ogni singolo neurone delle vie acustiche può contribuire alla percezione finale dell’acufene. Inoltre la suggestione è in grado di potenziare la percezione di suoni che non esistono.

Non tutte le persone che soffrono di acufene sono disturbate nelle loro attività quotidiane. La ragione non è determinata dall’intensità dell’acufene, ma dall’importanza che se ne attribuisce.

Persone con il medesimo grado di acufene reagiscono in modo differente. Alcuni soffrendone in modo particolare, altri meno o per nulla. La principale differenza è che i pazienti in cui l’acufene risulta molto fastidioso vivono questo sintomo con ansia, come una minaccia o comunque come qualcosa di molto pericoloso per la propria integrità fisica. Cosi come gli animali concentrano la loro attenzione uditiva su quei rumori generati dai predatori pericolosi per la loro sopravvivenza, cosi le persone che hanno classificato inconsciamente l’acufene come una minaccia o un segnale di allarme si concentrano proprio su questo suono fantasma.

Questo fa parte del meccanismo che l’essere umano ha sviluppato per la sopravvivenza, anche se in questo caso non agisce in maniera vantaggiosa. Più il cervello si concentra sull’ascolto dell’acufene, maggiore diventa la percezione del disturbo. In pratica il cervello cade in un circolo vizioso dove più si ascolta l’acufene, più lo si percepisce e più lo si ritorna ad ascoltare e così via.

L’acufene dipende da una risposta condizionata

Quello che succede, anche in casi di lieve acufene persistente, è l’attivazione di una risposta condizionata da questo suono. Dato che questa risposta condizionata si attua in una parte del cervello inconscia (il sistema limbico), ciò che il paziente pensa o non pensa dell’acufene è irrilevante sulla reazione che esso produce.

La reazione organica che l’acufene produce tramite il sistema limbico e il sistema nervoso autonomo è fondamentale nel creare uno stato di agitazione e disagio continuo nel paziente. Lo stress è quindi determinato dal grado in cui le sensazioni spiacevoli legate all’acufene (che derivano dall’attività del sistema limbico) e la tensione (che deriva dall’attività del sistema nervoso autonomo che prepara il corpo alla reazione) sono accusate dal soggetto. Inoltre lo stress esterno, prodotto da stanchezza, lavoro o altri disturbi fisici, o la predisposizione all’ansia amplificano la sensazione di disagio e fastidio dell’acufene.

L’acufene percepito come minaccia

Quando l’acufene è percepito per la prima volta, produce una sensazione sgradevole per via della perdita dello stato di benessere e del cambiamento delle usuali condizioni uditive. Rappresenta una minaccia di grave disagio. Molti pazienti affetti da acufene lo considerano un sintomo grave. Pensano che un acufene sia il campanello di allarme di una grave patologia nascosta. Altri sono convinti che l’acufene significhi un danno permanente all’orecchio, piuttosto che una limitazione temporanea della capacità uditiva. Altri ancora associano l’acufene a tumori cerebrali, problemi vascolari o malattie mentali. Quasi tutte le persone temono che l’acufene possa diventare più forte, durare per sempre e non essere curato Queste preoccupazioni sono molto spesso infondate..

In alcuni pazienti l’estrema paura dell’acufene determina uno sviluppo di uno stato fobico molto simile al terrore per i ragni, i serpenti, gli spazi angusti, ecc. Le fobie nei pazienti con acufene si manifestano con gli usuali meccanismi dello stato fobico. Per la cura degli stati fobici è utilizzato un metodo di progressiva desensibilizzazione nei confronti dell’oggetto temuto, dapprima imparando a tollerarlo, poi ad accettarlo come un fenomeno normale incapace di arrecare alcun danno alla persona. Molti aspetti della terapia dell’acufene sono comuni a queste tecniche.

Sordità e acufene

Una perdita di udito può aumentare la percezione dell’acufene. La perdita può essere lieve o localizzata unicamente sulle alte frequenze. Qualsiasi cosa tenda a stressare il meccanismo uditivo (anche una banale otite o una sordità transitoria dovuta ad un forte raffreddore) può aumentare lo scompenso delle vie nervose alla base della generazione dell’acufene e aumentarne, come conseguenza, la percezione. Per tale motivo è importante curare le ipoacusie nei casi in cui sia possibile, oppure correggere le perdite uditive con appropriati ausili, come parte della terapia globale dell’acufene. Anche se è opportuno tenere presente che un’errata regolazione della protesi acustica può peggiorare il problema.

Conclusioni

È quindi molto importante conoscere il ruolo svolto dall’orecchio interno come causa scatenante dell’acufene. Fattori come ansia, problemi scheletrici e muscolari, disfunzioni anche apparentemente molto lontani dall’orecchio sono acceleratori del disturbo, mentre il cervello ha un ruolo determinante del mantenimento dell’acufene, per nostre risposte emozionali ad esso legate e per il disagio provocato dall’acufene.